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giovedì 8 luglio 2010

Il Cnel pronto ad elaborare il Rapporto annuale sul progresso ed il benessere in Italia

«Un cruscotto di indicatori per contribuire a decisioni informate da parte dei policy makers»
Un “cruscotto” di indicatori che misura l’effettivo livello di progresso del Paese, non più rappresentato dalla sola variazione del prodotto interno lordo, potrebbe essere elaborato dal Cnel, in stretta collaborazione con l’Istat e le forse economiche e sociali e presentato ogni anno come contribuito per conoscere l’evoluzione dello sviluppo economico e sociale , migliorare il dibattito politico e contribuire a “decisioni informate” da parte dei policy makers.

E’ la proposta contenuta nel documento di Osservazioni e proposte “ Indicatori di crescita economica e sociale ad integrazione del PIL” elaborato dalla Commissione per la politica economica e la competitività del sistema produttivo” ed approvato dall’assemblea del Cnel del 21 giugno 2010, relatore il consigliere Gabriele Olini.

Il documento dedica un intero capitolo all’integrazione del prodotto interno lordo come indicatore dello sviluppo ricordando il notevole impulso al dibattito fornito dall’Ocse dal 2004 con il “ Global Projectin measuring the progress of societies”e, dal 2008 con la “ Commission on the measurement of economic performance and social progress” istituita dal Presidente francese Sarkozy e presieduta dall’economista Joseph Stiglitz. Dalgli studi emerge l’esigenza di definire oggettivi e soggettivi per la misura del benessere della qualità della vita, e complessivamente del progresso della società e della sua sostenibilità nel tempo quali:

-il ruolo dell'incertezza/insicurezza nelle decisioni degli operatori economici, imprese e famiglie;
-la valutazione della qualità della spesa pubblica e dei servizi pubblici;
-la sostenibilità ambientale, economica e sociale di lungo termine delle decisioni degli Stati, delle famiglie, delle imprese e degli intermediari finanziari
-le relazioni tra benessere della generazione attuale e delle generazioni future, in particolare per quanto riguarda il consumo di risorse ambientali;
-le relazioni tra la crescita economica e le disuguaglianze sociali e territoriali, --il godimento dei diritti civili e della sicurezza nei luoghi di lavoro;
-la valutazione del contributo al benessere collettivo dei beni e servizi autoprodotti dalle famiglie e, più in particolare, del lavoro domestico e di cura svolto in prevalenza dalle donne e dalla fascia di popolazione più anziana;
-la valutazione del contributo al benessere collettivo dei beni e servizi offerti da organizzazioni, associazioni e istituzioni senza fini di lucro e a carattere sociale e mutualistico;
-le differenze di genere nel mercato del lavoro e nelle retribuzioni;
-la disponibilità di servizi alla famiglia che favoriscano l’occupazione femminile.
Citando Amartya Sen, secondo il quale “discutere di indicatori significa ragionare sui fini ultimi di una società” il documento del Cnel solleva un problema di carattere politico chiedendo chi debba scegliere gli indicatori rilevanti.
La risposta è che gli istituti nazionali di statistica non possono essere lasciati soli a lavorare su questi temi benché il loro contributo tecnico sia fondamentale. L’istituzione capace di mettere intorno allo stesso tavolo le diverse componenti della società moderna, soggetto animatore e propulsore dell'intero processo di confronto sugli obiettivi rilevanti di una collettività - si dice nel documento - è il CNEL, in quanto:
-è un’Istituzione di rango costituzionale, sede permanente di confronto e di dialogo tra le Parti sociali, e legittimato a tale compito;
-la sua indipendenza ne fa un soggetto meno esposto alle stagioni politiche;
-è più orientata e mobilitabile sugli obiettivi di medio e lungo periodo, mentre il sistema politico riguardo tende a privilegiare il breve termine;
-ha una consolidata attitudine e capacità di consultare tutte le espressioni della società civile organizzata e i portatori di interesse.

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